running in Miami

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domenica 25 gennaio 2015

BANANA BREAD: QUALCOSA DI ECCEZIONALE!

BANANA BREAD


Questo pane è dolce e speziato e, per il gusto nostrano, è sicuramente più un dolce che un vero e proprio pane. Ciononostante se lo provi con una spalmata di philadelphia scopri una sensazione nuova ed inebriante!!!

INGREDIENTI:
- 150 g di farina
- 250 g di zucchero
- 1/2 cucchiaino di sale
- 1 cucchiaino di bicarbonato
- 100 g di noci spezzettate
- 1/2 cucchiaino di cannella
- 1/2 cucchiaino di noce moscata
- 3 banane mature schiacciate con la forchetta
- 75 g di yogurt
- 2 uova
- 85 g di burro 
- 1/2 tazzina di caffè



Per prima cosa accendi il forno a 190°C, imburri uno stampo da plumcake e lo infarini, poi fai un bel caffè con la moka, te ne bevi una tazzina e ne metti da parte un'altra mezza tazzina.
Ora, bello rinfrancato dal tuo caffettino, prendi una ciotola grande e mescola la farina, lo zucchero, il sale, il bicarbonato, le noci, la cannella e la noce moscata.
Una volta mescolati gli ingredienti secchi, lasciali da parte, prendi un'altra ciotola e crea un impasto con quelli umidi: le banane schiacciate con la forchetta, lo yogurt, le due uova sbattute, il burro ammorbidito e la mezza tazzina di caffè.
A questo punto siamo pronti per l'unione magica tra secco e umido: versiamo la mescola alla banana nella ciotola con la farina e lavoriamo con un cucchiaio di legno fino ad incorporare il tutto in un composto finale non omogeneo... una immagine dice più di mille parole...

  
Una volta versato il tutto nello stampo da plumcake, inforniamo per una cinquantina di minuti e comunque fino a che il pane acquista un colore bruno e la famosa prova dello stecchino darà un esito positivo.


A questo punto il gioco è fatto, basta lasciar raffreddare per qualche minuto e poi cercare di non finirselo tutto in qualche minuto!!!! Beh... oggi ho fatto 26k... magari un'altra fetta me la posso permettere!!!!!!!!!!!!!! 
Buon appetito di coooooorsaaaaaaaaaaa!!!!

martedì 20 gennaio 2015

macaroni & cheese

MACARONI & CHEESE




Questa ricetta è velocissima, banalissima, buonissima.... insomma è AMERICANA!!

Gli americani sono maestri nel semplificarsi la vita e creare piatti "consolatori" dei quali abbuffarsi senza freni. 
Bene, noi non ci abbuffiamo, ne prepariamo uno ogni tanto, corriamo 10k e li smaltiamo subito... ma che goduria!!!

Per la preparazione ecco le semplici mosse

- pasta (il classico sono le pipe)
- besciamella (puoi farla al momento o comprarla fatta)
- cheddar cheese
- emmenthal
- sale
- pepe

Prepara un trito dei formaggi con il mixer 

lasciane un po' da parte e, nel frattempo, cuoci la pasta in acqua bollente salata. Una volta scolata al dente, condiscila con il mix di formaggi e con la besciamella


Versa la pasta di una o più pirofile e guarnisci con la parte restante dei formaggi mixati e con altra besciamella


Inforna a 200° fino a che la superficie diventa croccante e dorata.

Mangiala calda e fumante.... buon appetito di cooooooooooooorsaaaaaaaaaaaaaaaa!!!!!

sabato 17 gennaio 2015

PIZZA PATANEGRA CASTAGNE E MOZZARELLA

PIZZA PATANEGRA CASTAGNE E MOZZARELLA




Questa pizza è veramente squisita. La preparazione prevede una base bianca con mozzarella e castagne, un pizzico di sale e  un filo d'olio EVO.
Le castagne che uso sono quelle lessate che si trovano in vendita sotto vuoto.
Sono comodissime, basta sbriciolarle e distribuirle sulla mozzarella.
Il tutto in forno per pochi minuti e poi, a cottura ultimata, si aggiunge il Jamon Iberico Patanegra.
Questo prosciutto spagnolo, a contatto con la pizza appena sfornata, praticamente si scioglie ed amalgama il sapore con la mozzarella e le castagne in modo sublime.
Proprio una ottima pizza gourmet (di conseguenza il prezzo della materia prima non è proprio economico ma.... semel in anno licet insanire!!)
Buon appetito di coooooorsaaaaaaaaaaaaaa!!!! 

venerdì 16 gennaio 2015

BACON POTATOES

Bacon potatoes... american style!!!

Queste patate sono davvero saporite e danno una ventata di USA alla tavola.
Ovviamente, come tutte le ricette statunitensi, sono estremamente veloci da preparare!!
Ingredienti:
- patate
- bacon
- cheddar
- emmenthal
Prendi le patate, lessale (vedi il mio post su come farlo velocemente) poi pratica dei tagli paralleli sulla superficie.
All'interno di ogni taglio inserisci una fettina di cheddar e una di bacon.
Una volta terminato, grattugia l'emmenthal e distribuiscilo sulla superficie.
Le quantità... sono a piacere.
Poni tutte le patate su una teglia con carta da forno e inforna a 200° finchè le patate acquistano un bel colorino abbrustolito e il formaggio fonde.
Uno spettacolo di sapore.... buon appetito DI COOOOORSAAAAAAAAA

PATATE LESSE: DUE TRUCCHI FACILI E VELOCI

PATATE LESSE: DUE TRUCCHI FACILI E VELOCI



Quante volte ci è capitato di pensare di voler preparare il purè oppure ci servivano le patate lesse e abbiamo desistito, convinti di non avere tempo o che avremmo sporcato troppo la cucina... beh, nulla di più sbagliato!!
Con questi due piccoli trucchi del mestiere, in 6 minuti di orologio avremo le nostre patate lesse e non ci bruceremo nemmeno le dita per pelarle... mantenendo tutti i nutrienti del tubero.

In sostanza basta avvolgere ciascuna patata con la pellicola trasparente (esiste quella specifica utilizzabile nel forno a microonde) come fosse una grossa caramella.
Una volta fatto, inseriamole nel forno a microonde (a 750 o superiore) per 6 minuti.
Vedrai che nel corso dei minuti la pellicola si gonfierà come un palloncino... 



Al termine basta prendere le patate, eliminare la pellicola (eventualmente verificare con uno stuzzicadenti l'effettiva completa cottura) e.... attenzione attenzione.... tagliarele a metà!.

A questo punto disporre una metà della patata (ancora con la buccia) nello schiacciapatate avendo cura di appoggiare sul fondo la parte tagliata.
Schiacciando con lo schiacciapatate otterremo tutta la polpa e rimarrà nel cestellino la sola buccia.
et voilà... il gioco è fatto. Patate sciacciate e buccia eliminata senza bruciarsi....

fantastico... e.... DI COOOOOORSAAAAAAAAA!!!!!


LE MIE PIZZE... ALCUNI ESEMPI 2

PIZZA CREMA DI PATATE AL GORGONZOLA E MORTADELLA


Saporitissima, questa pizza si prepara con una crema di patate al gorgonzola di facilissima realizzazione.
Basta lessare le patate e schiacciarle (vedi i miei trucchi nel post patate-lesse-due-trucchi-facili-e-veloci) insieme al gorgonzola.
La crema così ottenuta verrà disposta sulla pizza stesa e ci aggiungiamo qualche fiocco di mozzarella.
Qualche minuto in forno e, a cottura ultimata, taglia gli spicchi con la rotella e adagia su ciascun pezzo una fetta di mortadella fresca.
Completa il tutto con qualche goccia di glassa di aceto balsamico e via.... BUON APPETITO DI COOOOORSAAAAAAAAA!!!

LE MIE PIZZE... ALCUNI ESEMPI

PIZZA CARBONARA


Il sapore è proprio quello di una bella carbonara romana... per preparare questa pizza basta mescolare uovo, parmigiano, pecorino romano e pepe in una casseruola, poi cuocerlo approssimativamente (poco poco...) in un padellino e lasciarlo da parte.
Una volta stesa la pizza, farcire con l'uovo semicotto cui aggiungiamo dei fiocchi di mozzarella per amalgamare.
In forno per qualche minuto e, una volta pronta, decoriamola con delle fettine di bacon abbrustolito.
Un filo d'olio EVO e via.... BUON APPETITO DI CORSAAAAAAAAA!!!


PERSICO E PATATE AL FORNO

PERSICO E PATATE AL FORNO



Il persico è un pesce sodo, saporito ed abbastanza economico (si trova sfilettato e pulito a circa 10€ al chilo).
Il filetto si presenta di un bel colore rosato e, secondo me, è perfetto con le patate in questa ricetta velocissimaaaaaa
a

INGREDIENTI (per 4 persone):

- 800 gr di filetti di persico
- 3 patate
- olive di gaeta
- pomodorini
- sale
- olio EVO
- pepe
- rosmarino

Prendi le patate e tagliale a fettine sottilissime (io uso il pelapatate ma ci sono tanti attrezzi da cucina che affettano in modo veloce ed efficace).
Metti tutte le fettine di patata in una ciotola e condisci con olio EVO, sale e rosmarino.
Prendi una teglia da forno, ungila un po' e poi disponi uno strato di fettine di patata condite.
Prendi i filetti di persico (puoi usarli interi o, visto che sono belli grossi, sporzionarli prima della cottura, in modo da facilitare l'impiattamento a cottura ultimata), ungili un pochino da entrambe le parti e disponili sulle patate.
Un pizzico di sale e copri il tutto con un secondo strato di patate.
A questo punto spargi sulla taglia le olive e i pomodorini tagliati in quattro.
Per le quantità di olive e pomodorini regolati secondo il gusto, tenendo conto che le prime danno un tocco saporito al boccone, mentre i secondi riequilibrano con il dolce.
Un ultimo filo d'olio su tutto e una spolverata di pepe.
In forno a 180°/200° per 30 minuti (ma basta regolarsi sulla croccantezza delle patate... che a me piacciono abbrustoliteeeee) e..... BUON APPETITO DI COOOOORSAAAAAA!!!



giovedì 15 gennaio 2015

OVETTO VULCANELLO

 Un modo originale e squisito di cucinare le uova...
Ingredienti per due persone:
- 4 uova
- bacon
- sale
- pepe
- olio EVO
separa i tuorli dagli albumi.  Conserva i tuorli separati ad uno ad uno.
Monta gli albumi a neve ferma con un pizzico di sale.
Prendi con un cucchiaio gli albumi montati e disponi quattro vulcanetti su una teglia coperta da carta da forno.
Ogni vulcanetto avrà il suo piccolo cratere...
Passa nel forno caldo la teglia per 10 minuti, fino a quando i vulcanetti si dorano.
Estrai la teglia e versa in ogni cratere un tuorlo. Ripassa il tutto in forno per altri 3 minuti.
Una volta terminato spolvera con sale e pepe e un filo d'olio EVO.
Servi con qualche fettina di bacon abbrustolito e leccati i baffi!!!!

martedì 13 gennaio 2015

ALZIAMO L'ASTICE... lla

ALZIAMO L'ASTICE....lla!

ovvero

LINGUINE ALL'ASTICE... DI CORSA













INGREDIENTI

- 350 g Linguine
- 2 Astici surgelati da circa 400g ciascuno
- 1 spicchio d'aglio
- 400 g Pomodorini
- 1 bicchiere Vino   bianco
- Olio EVO
- Sale
- Pepe

Un bel piatto di linguine all'astice da leccarsi i baffi può sembrare roba da grandi chef e invece è un piatto semplicissimo da preparare e pure relativamente veloce.
Non ti viene l'acquolina in bocca a guardare il risultato finale?
E allora... ecco, velocemente, come preparare il piatto.

Lascia scongelare gli astici, poi tagliali a metà nel senso della lunghezza e schiaccia le chele rompendone il guscio.
Lava e taglia in quattro ogni pomodorino (io uso i ciliegina o i pachino o i piccadilly).
Fai rosolare in una padella ampia lo spicchio d'aglio (io lo uso intero perchè poi lo tolgo) e, una volta dorato, disponi l'astice con la carne verso il basso, allungando con il vino bianco.
Dopo qualche minuto aggiungi i pomodorini tagliati e fai cuocere per un'altra decina di minuti, aggiustando di sale.
Più sugo vuoi e più pomodorini devi usare.
In una pentola cuoci a parte la pasta al dente e poi, una volta scolata, versala nella padella dalla quale avrai tolto gli astici, lasciando il sugo.
Dopo pochi istanti di mescolamento sul fuoco, servi la pasta e adagia nel piatto la metà dell'astice... sul piatto spolvera pepe a piacere!!!


 e buon appetitoooooo da Giampaolo!!!




venerdì 9 gennaio 2015

La strana storia di Pildo e Steyca

LA STRANA STORIA DI PILDO E STEYCA

OVVERO

QUANDO L'AMORE NASCE IN COTTURA


C’era una volta un popolo chiamato “popolo dei Nali”.
I Nali abitavano sulla collina chiamata Nala ed erano simpatici e socievoli.
La loro vita scorreva placida e tranquilla ma, ciononostante, avevano un problema: avevano tremendamente paura del fuoco.
Nessuno di loro aveva mai imparato ad accendere un falò e quindi avevano dovuto ingegnarsi con mille astuzie per fare a meno di uno strumento tanto utile.
Per combattere il freddo le loro case erano efficientemente coibentate e i loro abiti invernali erano caldissimi.
Ciononostante, una difficoltà si era rilevata insormontabile: la cottura dei cibi.
La carne della selvaggina uccisa dalle loro lance acuminate non poteva essere masticata agevolmente dai figli dei Nali e, pertanto, questo popolo così autonomo e indipendente, aveva dovuto rassegnarsi a dipendere da qualcun altro per questa specifica faccenda.
Per fortuna, a valle dell’accampamento dei Nali, viveva un altro popolo che, a differenza di questi, era assolutamente esperto nell’uso di ogni tipo di fiamma: si trattava del popolo dei Fochi.
I Fochi (e il nome ovviamente non era casuale) avevano fatto la propria fortuna specializzandosi nell’uso del fuoco in ogni campo possibile.
Avevano costruito imponenti fornaci per fondere metalli e, ovviamente, grandi forni per cuocere ogni tipo di pietanza.
I Nali, ogni settimana, scendevano a valle portando ai Fochi la carne e le verdure necessarie per la propria sopravvivenza, le lasciavano ai vicini per mezza giornata, e poi tornavano a ritirare le ceste ricolme di pietanze cotte e tenere.
Il servizio aveva un costo concordato dai capi dei villaggi e i rapporti tra i due popoli erano improntati alla massima collaborazione e amicizia.
Un giorno però, successe qualcosa che nessuno si aspettava. Qualcosa che – per qualche istante – lasciò tutti a bocca aperta. Qualcosa che, ancora oggi, dopo anni e anni, viene raccontato dai nonni dei Fochi e dei Nali ai propri nipotini.
Accadde che Pildo, un ragazzo alto e forte del popolo dei Nali, si innamorò di Steyca, una bella fanciulla dei Fochi.
Ogni volta che Pildo veniva inviato da suo padre a valle per portare la carne al forno, vedeva Steyca affaccendata ed indaffarata nel locale gestito dalla sua famiglia.
Le vesti consunte e sdrucite non offuscavano la dolcezza dei lineamenti e delle forme della ragazza che aveva una grazia ed un’eleganza naturali e, forse, inconsapevoli.
Pildo tentava di attirare l’attenzione di Steyca in ogni modo: ora con uno sguardo intenso, ora con un sorriso, perfino – qualche volta – con un’ostentata indifferenza che, però, non faceva altro che acuire l’urgenza di conoscerla e di parlarle.
Steyca, dal canto suo, non era affatto indifferente alle goffe attenzioni che quel bel ragazzone della collina le indirizzava ogni volta.
Le piaceva essere ammirata nonostante la propria timidezza le rendesse arduo qualsiasi segnale esplicito di disponibilità.
Passavano i giorni e le settimane e pareva che nessuno dei due ragazzi fosse in grado di rompere quell’incantesimo crudele che impediva loro di avvicinarsi e di conoscersi, quando, un bel giorno, accadde che Steyca, intenta nel lavare il pavimento della sala di accesso al forno, non si avvide dell’approssimarsi di Pildo che, a sua volta, procedeva a ritroso in quanto trascinava una grossa e pesante cesta ricolma di selvaggina.
L’impatto fu inevitabile e i due ragazzi finirono a gambe all’aria in un misto di sorpresa e di inevitabile imbarazzo.
Dopo qualche secondo, però, entrambi scoppiarono a ridere e trovarono immediatamente le parole per trarsi d’impaccio.
Da quel momento le loro anime cominciarono la dolce danza che accomuna tutti gli innamorati del mondo: si avvicinarono e si allontanarono, si intrecciarono e si dissolsero, fino a fondersi definitivamente in quel primo bacio che nessuno dei due avrebbe mai più dimenticato.
Pildo un giorno invitò Steyca ad uscire con lui in un pomeriggio assolato, per una passeggiata lungo il fiume.
Steyca, dopo aver convinto il padre e la madre, accettò emozionata.
Si preparò per ore e si acconciò i capelli in una foggia nuova che le lasciava il collo scoperto.
Pildo, per la prima volta nella sua vita, percorse entusiasta il sentiero che scendeva dalla collina, senza dover trasportare alcun fagotto, cesta o pacco ricolmi di cibarie.
Appena giunse dinnanzi al forno del padre di Steyca, Pildo venne colto da una illuminazione folgorante.
All’improvviso fu chiaro a tutti che finalmente e definitivamente era cambiato qualcosa nella loro vita e nella vita di ogni cittadino del paese.
Da quel momento in poi, i Fochi furono consapevoli che… non tutti i Nali vengono per cuocere.       

mercoledì 7 gennaio 2015

MOSCARDINO... ME LO DAI UN BACINO?!

MOSCARDINO... ME LO DAI UN BACINO?!


Secondo me i moscardini sono eccezionali!!
Sono un fissato del finger food, anzi meglio... del "one bite food"!! Specialità da me creata ed ideata in questo preciso istante, per descrivere la mia mania di gustare il cibo diviso in piccole porzioni, facilmente consumabili in un unico boccone.
Il moscardino in questo si presta perfettamente in quanto, una volta cotto, diventa piccolino, tenerissimo e saporito.
Di seguito il mio modo di preparare un ottimo piatto, nutriente e leggero, velocissimo, sano e pure economico, visto che stanno circa 10 € al chilo.

Ingredienti

- 750 gr di moscardini
- 150 / 200 gr di pomodorini (ciliegina o piccadilly, insomma quelli piccolini)
- 50 gr di olive (a me piacciono quelle di Gaeta, ma puoi usare quelle che vuoi)
- 30 gr di capperi (i miei sono di Pantelleria fatti in casa... anzi erano!! Antonelloooo so' finiti!!!)
- olio EVO
- uno spicchio d'aglio
- mezzo bicchiere di vino bianco
- sale
- peperoncino

Innanzitutto metti a soffriggere lo spicchio d'aglio nell'olio (io non amo l'aglio e quindi, dopo aver terminato la cottura, lo recupero e lo getto; ovviamente, per farlo, lo soffriggo intero sin dall'inizio, senza tagliarlo nè schiacciarlo).
Appena l'aglio si colora, aggiungi i moscardini ben lavati, i capperi e i pomodorini tagliati a tocchetti.
Nel corso della cottura versa il vino e il peperoncino (quest'ultimo a piacere); dopo una quarantina di minuti (fuoco medio e pentola coperta, girando ogni tanto per evitare che attacchi) aggiungi le olive e lasci andare altri cinque minuti, occhio al sale perché spesso nemmeno serve.
Il risultato è quello della foto sotto.
A me piace servirli con una fetta di pane abbrustolito (sono ciociaro... quindi per me il pane deve essere per forza compatto e pesante... ) ma in realtà, col sugo, ci si può pure condire la pasta.

p.s. non farti intenerire dai moscardini che vogliono baciarti... come quello nella foto sopra!! mangiali senza pietà!!!!!

Buon Appetito







lunedì 5 gennaio 2015

PIZZA DI SCAROLA

PIZZA DI SCAROLA



Ieri avevo preparato la scarola come piace a me... con i pinoli, l'uvetta, le olive e i capperi.
È veramente molto semplice da preparare. Basta lavare e tagliare la scarola a pezzi non molto grandi. Metterla a cuocere in un pentolone sul cui fondo avrai preparato un soffritto di olio e cipolla con un pochino di pasta d'acciughe.
Dopo un pò che va a coperchio chiuso... appena appassisce, aggiungi olive di Gaeta, pinoli tostati, qualche cappero e uvetta e togli il coperchio.
Verso la fine allunghi con un pochino di vino bianco e quando si asciuga un pò è pronta.
Beh... visto che mi era avanzata la scarola e pure un panetto di pasta di pizza, ho deciso di fare la pizza ripiena.
Di seguito le foto. In sostanza ho diviso il panetto in due, l'ho steso con il mattarello, ho unto una teglia tonda, ci ho messo il primo disco di pasta, l'ho farcito con la scarola e poi ho cosparso il tutto con fette di scamorza affumicata. Infine ho rioperto il tutto con il secondo disco di pasta e unto la superficie. Qualche buchino con lo stuzzicadenti per far uscire il vapore... e il gioco è fatto.
Buon appetito DI CORSAAAAAAAAAAAAAAAAA

PLUMCAKE PATATE DOLCI, MIRTILLI ROSSI E NOCI

PLUMCAKE DI

 

PATATE DOLCI, MIRTILLI ROSSI E NOCI






L'altro giorno ho trovato al supermercato le patate dolci (patate americane) ed ho cominciato a cercare su internet un po' di idee su come cucinarle.
Alla fine, prendendo spunto da varie ricette e mettendoci del mio, ho creato questo fantastico plumcake, profumatissimo e very very yankee!!! 
prepararlo è veramente facile:

Ingredienti
-        300 gr di farina
-        150 gr di zucchero
-        2 cucchiaini di lievito in polvere per dolci
-        1/2 cucchiaino di bicarbonato
-        1 pizzico di sale
-        1 cucchiaino di cannella in polvere
-        1/2 cucchiaino di noce moscata in polvere
-        150 gr di patata dolce
-        2 uova
-        140 ml di succo d'arancia
-        60 ml di olio di semi di arachidi
-        100 gr di mirtilli rossi secchi
-        100 gr di noci sbriciolate

Cominci lessando la patata americana e poi schiacciandola con lo schiacciapatate.

Poi versi le uova con il succo d'arancia e l'olio nel Bimby (o in un altro elettrodomestico simile o in una ciotola e ti armi di olio di gomito) e ci aggiungi, amalgamando bene, pure la purea di patata dolce.

Unisci tutti gli ingredienti secchi (la farina, lo zucchero, il lievito, il bicarbonato, il sale, la cannella, la noce moscata, i mirtilli rossi ed le noci).

Versi il composto in uno stampo da plumcake imburrato ed infarinato e cuoci in forno a 180° per meno di un’ora, regolandoti  con la prova stecchino al centro del dolce.

In poco tempo la casa si riempie di un profumo strepitoso di cannella che ti sembra di essere in uno Starbucks su Ocean Drive… si, proprio quello attaccato ad Haagen-Dazs  all’inizio della promenade!!! 





TARTE TATIN

LA MIA TARTE TATIN

 

Ormai all'arrivo di ogni gara alla quale partecipo con la mia società di appartenenza (Amatori Villa Pamphili di Roma) la gioia per il risultato ottenuto si mescola alla voglia di assaggiare una delle leccornie che molti degli amici runners portano da casa.
Io, spesso, contribuisco con la mia tarte tatin, un dolce velocissimo da realizzare, leggero e squisito.
Di seguito le modalità di preparazione.

Prendi un tegame che possa andare sia sul fuoco che in forno.
Imburralo bene e cospargi di zucchero in modo che tutta la superficie interna sia ricoperta di un velo di zucchero
Poi sbuccia le mele e tagluale a quarti.
Disponi tutti gli spicchi di mela nella teglia con la parte convessa verso il basso. Una volta fatto tutto uno strato spolverizza di zucchero e fai un altro strato di mele stavolta con gli spicchi disposti con la patte convessa verso l'alto.
Finito il secondo strato cospargi ancora di zucchero.
Prendi un coperchio e metti la teglia coperta sul fuoco medio.
Lascia andare a coperchio chiuso finchè non vedi che lo zucchero sul fondo imbrunisce perchè comincia a caramellare.
A questo punto togli dal fuoco e ricopri le mele con un disco di pasta brisee, avendo cura di infilare bene la pasta lungo i bordi della twglia.
Prendi il tutto e mettilo nel forno caldo a 180° fino a che la pasta brisee non ti pare dorata.
Una volta cotta tira fuori dal forno e capovolgi IMMEDIATAMENTE il tutto su unmpiatto da portata. (Se non lo fai subito il caramello si rapprende e le mele rimangono tutte attaccate alla teglia...)
Et voila... il gioco è fatto! !!






ISTANBUL MARATONU

 MARATONA DI ISTANBUL


CLICCA QUI PER LEGGERE IL MIO RACCONTO






PIZZE ORIGINALI

sono un pizzettaro amatoriale


Mi piace creare accostamenti originali e sorprendere i miei ospiti con pizze nuove e mai assaggiate.
recentemente mi sono cimentato anche nella descrizione delle varie ricette...
di seguito alcuni dei risultati migliori!

SCAROLA
La pizza con la scarola è una derivazione della focaccia tradizionale campana che spesso viene preparata durante il periodo natalizio. Esistono molte varianti di questa ricetta: la più comune prevede che la pizza venga farcita con un ripieno a base di scarola, cotta in padella insieme ad acciughe, capperi e olive. Nella mia versione ho eliminato il concetto di pizza ripiena, per sposare quello di pizza farcita classica ed ho eliminato i capperi, aggiungendo invece i pinoli tostati e uvetta. Il sapore amarognolo dell’insalata scarola e il gusto deciso di acciughe e olive si sposano molto bene con il gusto più delicato dei pinoli ed il dolce dell’uvetta, donando a questa pizza un ottimo equilibrio.

SOTTOBOSCO SPAGNOLO
Per questa preparazione mi sono ispirato alle atmosfere delle terre iberiche ed ho immaginato un viaggio sensoriale nel bosco autunnale madrileno. Ad una base classica bianca, ho quindi pensato di accostare un Jamón Iberico Pata Negra, prodotto da suini di razza iberica con mantello nero dalla caratteristica unghia dello zoccolo di colore nero. Quello utilizzato stasera, denominato “de Bellota” è il top e proviene da animali che si nutrono essenzialmente di ghiande di quercia cadute dagli alberi. Il grasso, straordinariamente sapido, fonde letteralmente alla temperatura di 32-33° donando ancora maggiore sapore al boccone. Accanto al prosciutto iberico, quindi, non poteva mancare il frutto autunnale per antonomasia: la castagna. Distribuita sulla superficie della pizza a scaglie, come fosse tartufo, saprà fondere il proprio gusto caratteristico con quello dell’affettato per farci sentire, per un attimo, in un’opera di Cervantes.

SWEET MEMORIES OF TUSCANY
Chiudiamo gli occhi e immaginiamo di essere dei turisti americani, capitati per la prima volta nella nostra vita in Toscana: il sogno che si realizza… la storia da toccare con un dito. L’architettura classica, il marmo bianchissimo delle statue e, soprattutto, sapori che non dimenticheremo mai. Ecco, per questa pizza ho voluto evocare le atmosfere toscane per come le ricorderebbe un americano. Ad una base bianca ho aggiunto uno degli ingredienti più antichi dell’arte culinaria toscana: il lardo di colonnata. Così definito perché dal marmo si ricavano le conche in cui vengono riposte, a strati alterni, le falde di lardo suino e la salata con gli aromi: pepe, cannella, chiodi di garofano, coriandolo, salvia, rosmarino. Anche in questo caso il grasso comincerà a sciogliersi per la temperatura della pizza e andrà a fondere ed esaltare i propri aromi con quelli del miele di acacia di cui sarà cosparso. Le note dolci di questa pizza vengono stemperate dall’amarognolo delle noci sbriciolate che, inoltre, donano una piacevole sensazione di croccantezza in bocca. Sarà dura per noi yankees tornare agli hot dog… o no?

ROMAGNA & LOMBARDIA
Si parla della mortadella già nei libri di cucina del Trecento, anche se è probabile che esistessero diversi tipi di mortadella realizzata con carni di vitello e di asino. La fabbricazione e l'applicazione dei sigilli di garanzia era di competenza della Corporazione dei Salaroli, una delle più antiche di Bologna, che già nel 1376 aveva per stemma un mortaio (da qui il nome dell’insaccato) con pestello. Solo nel 1644, abbiamo documentata la prima ricetta scritta della mortadella. Ed è originale della metà del milleseicento la mortadella che ho utilizzato stasera per realizzare questa pizza, nella quale il profumo caratteristico ed intenso dell’insaccato viene accostato ad una base costituita da una crema di patate aromatizzata al gorgonzola, il meraviglioso formaggio erborinato originario dell’omonima cittadina lombarda.
L’unione tra mortadella e gorgonzola riceve, infine, un ultimo tocco originale dalla glassa di balsamico che decora e rifinisce il trancio.

MARGHERITA
Sulla margherita (in alto la foto di una delle mie più recenti) c’è poco da dilungarsi… pomodoro, fior di latte, olio EVO.
L’unico “segreto” che contraddistingue la mia… vabbè è un segreto quindi scopritelo all’assaggio!!!

RIFLESSIONI SULLA MARATONA E SULLA VITA

Questa mattina stavo ascoltando la radio. C’era un’intervista ad un ragazzo colpito da una grave e rarissima malattia. Tra le tante e ovvie difficoltà che questo stato comportava, evidentemente il ragazzo aveva trovato la forza per vivere i propri giorni con gioia e anche con speranza. Nonostante sapesse che la propria aspettativa di vita fosse decisamente inferiore alla norma. Raccontava della propria storia e del fatto che avesse appena coronato un proprio sogno: un viaggio negli USA attraverso la route 66.
Ciò che mi ha veramente fulminato dell’intervista, però, è stata la risposta ad una domanda abbastanza banale ma, viste le circostanze, dovuta: “se potessi chiedere una cosa, quello che più ti manca, quello di cui la tua vita ti ha privato, cosa chiederesti?”
Avrei immaginato che questo ragazzo avrebbe risposto in modo scontato chiedendo cose grandi, cose che ai più sarebbero sembrate irrinunciabili.
Ebbene la risposta è stata secca e shoccante: “correre”.
Ho avuto un sussulto. Quanto valore diamo a ciò che facciamo ogni giorno? Quanto diamo per scontati certi aspetti della nostra esistenza?
È stato in quel momento che ho cominciato a riflettere su cosa significa “correre” per me e come ha inciso questa attività sul mio modo di affrontare la vita.
Quelle che seguono sono le mie idee e i miei pensieri raccolti disordinatamente. Prendeteli per quello che sono: una annotazione fine a se stessa, senza l’ardire di insegnare nulla a nessuno; magari soltanto con la curiosità di confrontarmi con chi, molto più esperto di me, potrebbe condividere i miei stati d’animo.
MARATONA METAFORA DI VITA
Praticare la corsa in generale e la maratona in special modo, mi ha svelato come ci sia una profonda correlazione tra l’attività sportiva e l’intera vita di un uomo. L’approccio a questa attività forma il carattere e infonde insegnamenti che possiamo estrapolare dal contesto per farne uso ogni giorno, nelle esperienze quotidiane.
Quante volte mi è capitato di non dare sufficiente importanza alla preparazione di un esame all’università o di un compito in classe a scuola?! Non sono mai stato un secchione ma era ovvio che se mi impegnavo e studiavo con serietà i risultati miglioravano. Non si improvvisa nulla. Puoi avere culo una volta. La prof ti può fare proprio la domanda che speravi. Ma la seconda, la terza, la quarta…. “…Salulini meglio che si ripresenti al prossimo appello…”
Diciamo che la scuola non è proprio come la vita: nella vita, come nella maratona, quasi mai c’è un “prossimo appello”: se vuoi arrivare al traguardo bisogna che ti alleni duramente nei mesi precedenti.
Correre mi ha insegnato ad essere duro con me stesso. A non accettare le “giustificazioni” che il cervello elargisce con tanta generosità pur di non affrontare una levataccia o un allenamento lungo.
E poi c’è qualcosa di più… allenarsi duramente, con costanza, con dedizione, può anche non bastare.
L’IMPREVISTO
Durante la mia prima maratona (Roma 2014) ho visto i sorci verdi. Ho sofferto come un cane e dal trentesimo chilometro al traguardo ho letteralmente vaneggiato. Parlavo da solo e mi rispondevo. Mi esortavo e mi insultavo. La parte di me che voleva mettersi la medaglia al collo combatteva contro quella che si sarebbe tranquillamente fermata al bordo della strada, soddisfatta di quei trenta e “magari andrà meglio la prossima volta”. Non dimenticherò mai la gioia provata nel ricevere inaspettatamente una bottiglia di gatorade dal mio amico Abramo, quando i ristori erano lontani ed io ero allo stremo.
In tutto questo ero circondato da runners che invece procedevano spediti e apparentemente per nulla affaticati. E riflettevo sul fatto che forse avevo improvvisato questa avventura e che i miei allenamenti magari non erano stati adeguati.
Ad un certo punto vidi a terra sul marciapiede un mio compagno di società. Un ragazzo che aveva corso numerose maratone e che aveva nelle gambe tempi che io non mi sarei potuto nemmeno azzardare ad immaginare.
Era disteso ed in preda ai crampi; i volontari lo coprivano con un telo e cercavano di aiutarlo.
In quel momento ho pensato a quanto tempo quel ragazzo aveva investito nella preparazione della maratona, a quante maratone aveva corso ed alla delusione che doveva provare in quel momento.
Fu una spinta ulteriore per me che mi consentì, insieme al gatorade di Abramo, di raggiungere per la prima volta il fatidico km 42,195.
Ne trassi un insegnamento grande: puoi pianificare ogni cosa, puoi prepararti al meglio, anzi devi farlo perché questo è l’unico modo per limitare le possibilità di insuccesso, ma l’imprevisto è sempre possibile. Qualche volta è rappresentato da un piccolo errore. Qualche volta dal caso (cosa direbbe il mio amico Antonello che si vide annullare la maratona di NY il giorno prima di correrla?). Ciò che conta è l’esperienza che si trae da questi insuccessi. Rialzarsi e non mollare. Ma occorre rimanere umili e concentrati anche se è l’ennesima volta che affrontiamo una situazione nota. Non c’è giorno uguale all’altro. Non c’è maratona uguale alla precedente.
PESSIMISMO ED OTTIMISMO
Il carattere contraddistingue ciascuno di noi e ci connota nell’approccio alla vita. La stessa cosa accade con la corsa. Ci sono runners che affrontano la gara con gli occhi determinati, quelli che la vivono con allegria e in modo scanzonato, quelli che la sentono come un combattimento, che sgomitano alla partenza e sono molto competitivi.
Nella corsa come nella vita c’è chi parte con la certezza che andrà tutto bene e chi, invece, teme di non farcela, è insicuro, vacilla.
A prescindere da quale sia la propria propensione caratteriale, se corri per un tempo sufficiente la maratona ti insegnerà invariabilmente un trucco che, secondo me, è sommamente importante: visualizzare il traguardo.
Dalla mia esperienza ho imparato che, anche nella vita di tutti i giorni, concentrarsi sul risultato finale è l’unico modo per non perdersi d’animo nelle difficoltà quotidiane. Quando suona la sveglia alle 5:30 del mattino e fuori diluvia o ci sono 2 gradi io non vedo né la sveglia, né la pioggia e nemmeno il velo di ghiaccio che ricopre le auto parcheggiate davanti a casa mia. Io vedo solo il gonfiabile del traguardo della maratona che sto preparando e sento nelle orecchie il grido della gente che mi esorta lungo gli ultimi cento metri. Sento sulle labbra il sapore delle lacrime di gioia versate l’ultima volta. Riassaporo la soddisfazione di aver dimostrato a me stesso che posso raggiungere risultati inimmaginabili.
Questo fa di me un uomo determinato? Un ottimista? No. Non direi. Al contrario, probabilmente io sono un inguaribile pessimista con propensione alla malinconia. Ma correre mi ha insegnato anche a superare questi aspetti del mio animo che, in passato, mi rendevano difficile la quotidiana esistenza.
Nel lavoro guardo oltre il momento di difficoltà e interpreto le complicazioni come affronto le salite in allenamento: servono per le gambe, per il fiato, sono utili.
A ben guardare insomma, la corsa ti aiuta ad interpretare in modo positivo gli aspetti della vita quotidiana. Ti rende un ottimista. O se proprio non ci riesce, comunque ti insegna un sacco di trucchi per ingannare te stesso.
DOLORE E ASPETTATIVE
Alzi la mano chi, praticando questo sport, non ha mai sofferto per una contrattura, una tendinite, un malessere.
È una cosa comune perché, si dice, si tratta di un’attività usurante e il fisico a lungo andare ne risente.
Sono d’accordo, ma poi penso che questo è un altro insegnamento che la corsa mi ha regalato.
Ho acquisito la capacità di convivere con il dolore, con la fatica, con certi fastidi ed ho imparato a riconoscere quelli di “routine” ed a distinguerli da quelli “importanti” per cui occorre prendersi una pausa.
Non c’è vita che possa trascorrere senza dolore ma bisogna sapere che è una cosa normale, che non accade solo a noi, che tutti soffrono e corrono ugualmente. Che una certa percentuale di doloretti accompagna qualsiasi attività della vita: sia che i doloretti siano fisici, sia che siano psicologici.
Stringere i denti è essenziale per andare avanti sempre. Troppe volte ci facciamo un’idea di quello che “dovrebbe” essere la nostra esistenza, secondo quelle che sono aspettative assurde e spesso derivanti da realtà farlocche propinate dalla televisione, dai film. La vita nel mulino bianco non esiste. La gara senza affanni non esiste. L’allenamento senza intoppi non esiste.
Esiste la sofferenza, la “tigna” e poi esiste la nostra vita. Con i propri pregi e i propri difetti.

LA CORSA E LA COSTITUZIONE
C’è un articolo della costituzione che spesso viene travisato nella concezione comune.
È l’art. 3 e recita così: “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.
È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese.
A prima vista non c’entra niente con la corsa. Sono concetti troppo lontani per essere avvicinati.
Eppure io ci ho sempre visto una correlazione assoluta tra il concetto di pari dignità descritto in questo che è uno dei principi fondamentali e l’esperienza di partire al colpo di pistola di una maratona.
Riflettendoci bene, infatti, non esiste nessun altro sport in cui si abbia la possibilità di gareggiare insieme agli atleti più blasonati del mondo, ai recordman, a quelli che vediamo in televisione.
C’è forse uno di noi che potrebbe sperare di giocare una partita a pallone con il proprio idolo calcistico? Con Totti, con Del Piero? C’è qualche appassionato di motociclismo che avrebbe la possibilità di sfidare Valentino Rossi in gara?
La maratona, invece, ogni volta ci fornisce la possibilità di partire accanto (o al massimo 50 metri dopo) ai massimi esponenti di questo sport, a coloro che detengono i record del mondo.
Davanti alla maratona abbiamo tutti pari dignità. Veramente. Dietro alla linea dello start siamo la raffigurazione migliore di quello che la garanzia della Costituzione dovrebbe rappresentare nella vita di tutti i giorni. Ogni ostacolo di qualsiasi ordine è rimosso per lasciare i nostri talenti, i nostri sforzi, le nostre gambe liberi di portarci al traguardo secondo l’ordine meritocratico più assoluto che si conosca. Non siamo affatto tutti uguali, ma siamo tutti messi nella condizione di partire dalla stella linea. Poi vinca il migliore.

RICONOSCERE IL TALENTO SENZA FERMARSI ALLE APPARENZE
Io corro da poco più di due anni ed ho raggiunto risultati, per me, inimmaginabili all’inizio. Non sono un campione ma nemmeno scarsissimo. Allenandomi con costanza miglioro e, piano piano, ottengo tempi di cui andare soddisfatto.
Poi incontro qualcuno che mi chiede consiglio sull’abbigliamento da scegliere, sulle scarpette da comprare su quante volte alla settimana è opportuno allenarsi e quanto a lungo.
Questo qualcuno dopo un paio di settimane misura i propri tempi e così, di botto, scopre che è velocissimo e che corre in scioltezza… in modo naturale… molto più veloce di me.
Anche a scuola c’erano quelli bravi, quelli che gli bastava un attimo e capivano la soluzione del problema di matematica mentre io ero ancora a fare le prove sulla brutta copia.
Giocando a pallone poi c’era quello che mi smarcava sempre o che aveva il tiro potente che io non ho mai avuto.
Tutto questo per dire che ognuno ha il proprio talento e occorre riconoscerne il valore. La corsa ti spiega, con dovizia di particolari, che ognuno può avvicinarsi a questo sport con la speranza di ottenerne soddisfazioni piccole o grandi. Non servono grosse attrezzature o costosi accessori. Bastano due scarpe. Il resto è gamba e cuore. E ogni gamba e ogni cuore è differente. In gara mi è capitato di venire superato da vecchiette rinsecchite che non avrei immaginato capaci nemmeno di attraversare la strada e mi è successo anche di vedere in crisi colossi giovani ed atletici dai muscoli scolpiti.
E allora è meglio sforzarsi di “ascoltare” chiunque la vita ci ponga di fronte, non fermarsi alle apparenze e porsi con atteggiamento aperto e positivo. Pronti a stupirci di scovare una persona interessante, capace, originale; o magari un vero stronzo ma ben vestito.

PREMIARSI
Voglio concludere questa raccolta di riflessioni con uno dei concetti che più hanno cambiato la mia vita da quando corro.
La mia consueta insoddisfazione mi rendeva difficile riconoscere i successi della vita e goderne.
Se mi accadeva qualcosa di positivo, invece che concentrarmi sul risultato ottenuto, tendevo a pensare a quanto di meglio sarebbe potuto accadere. Quanto di più grande avrei potuto fare. Le aspettative di cui parlavo prima erano sempre maggiori della realtà.
Non mi premiavo mai.
Questo è deleterio e concorre a dare una rappresentazione della vita distorta e oscura.
La corsa, la gara, la maratona, mi hanno insegnato a rispettarmi di più. A dare il giusto peso alle mie azioni e a concedermi una bella pacca sulla spalla.
Al traguardo, quando vedi tutto bianco e i singhiozzi e le lacrime si mischiano al sudore, hai vinto anche se sei settecentesimo (questo è un concetto che fatico a far capire a mio figlio di sei anni che mi chiede ogni volta se ho vinto… e rimane deluso nel sapere che non sono nemmeno nei primi cento).
Quando indosso la medaglia di finisher sento l’oro al collo. Quando mangio il mio ritter sport alla nocciola mi concedo il cibo degli dei.
Fermarsi e congratularsi con se stessi fa bene all’anima e alimenta l’autostima. Serve nello sport ma, soprattutto, ci rende migliori.

Forse quel ragazzo dell’intervista di stamattina, tutte queste cose le ha imparate dalle difficoltà che la propria malattia gli ha imposto di provare. Forse il suo sogno di “correre” è motivato da altre ragioni.
Per me che domani mattina potrò farlo, non è un sogno.
Per me, ormai, è un bisogno. 


Giampaolo Salulini